Passata la tornata elettorale il Governo, speriamo, potrà affrontare i temi urgenti e delicati che bruciano sulla pelle dei cittadini.  Questa è credo l’aspettativa di tutti gli italiani, indipendentemente dal loro credo politico.

La preoccupazione è che così, considerando le prime “uscite” dei vari leaders, non sarà. Le diatribe sui temi sicuramente anch’essi importanti, ma del tutto ininfluenti sulle emergenze della gente, proseguiranno con un crescendo fino alla prossima tornata elettorale.

I dati economici diffusi in queste giornate confermano purtroppo lo stato di difficoltà dell’economia, lo comprendano i nostri uomini di Governo, che non può più essere nascosta da annunci, almeno fino ad ora, non tradotti in atti e provvedimenti efficaci.

Un esempio viene dalle modifiche al codice della strada. Dopo tanto discutere a livello di Commissione il testo è approdato in Aula ma i lavori sono stati sospesi in attesa del parere del MEF che ha il compito, non semplice, di computare l’impatto sui conti dello Stato degli emendamenti proposti. Ma la sicurezza non è un tema scottante? Certo se l’attenzione di chi ha la responsabilità di governo è dedicata più al sistema elettorale, alle verifiche della maggioranza, alla ricerca di future alleanze politiche che mirano solo ad una diversa ripartizione sulle poltrone, l’azione di governo passa in secondo piano e finisce per operare in modo scoordinato. Così ogni ministero si muove a proprio piacimento e le aspettative andranno ancora deluse.

Mi soffermo, assumendolo a riferimento, su un argomento che è centrale per la nostra economia e che finora non ha trovato le soluzioni auspicate. Mi riferisco al valore sul quale è costituita l’Unione europea. La libera circolazione delle merci e delle persone. Da troppo tempo questo problema viene affrontato a mio parere, con eccessiva timidezza dai nostri uomini di Governo. Non dico che dobbiamo “dichiarare guerra” all’Austria ma occorre avere, come il loro Esecutivo, una chiara strategia. Gli ostacoli non vengono solo da un Paese che da tempo prova a creare condizioni favorevoli per sé. Anche le Istituzioni europee, anziché intervenire tentennano ma, non essendo pressate adeguatamente, pur di non scontentare alcuno arrivano a proporre delle mediazioni. Intanto il tempo passa e l’economia italiana subisce le conseguenze. Lo dico con molta fermezza e con convinzione: I valori fondativi dell’Unione non sono disponibili. Vorrei ricordare che l’Austria quando aderì al sistema comunitario assunse precisi impegni. Oggi non può pensare di agire come meglio ritiene. Neppure  le Autorità comunitarie possono immaginare di poter deflettere sui principi fondanti. Per questo il Governo deve riuscire a coinvolgere le Autorità comunitarie arrivando, se necessario, anche infrangendo quelle medesime regole che il governo austriaco dimostra di non voler rispettare. Così le Autorità europee saranno costrette ad assumere le iniziative adeguate per impedire un fatto che potrebbe divenire dirompente. E’ lì che l’Esecutivo italiano deve colpire se intende tutelare la nostra economia. Gli incontri e le chiacchiere non servono.

I nuovi orizzonti della Commissione europea sono tutti indirizzati al Green. Quanto siano immuni le nuove scelte dal voler, invece, favorire gruppi finanziari oppure alcuni Paesi in particolare sarebbe interessante da verificare. Uno degli obiettivi posti per quanto riguarda i trasporti è la lotta alla modalità considerata più inquinante: la gomma. A parte che l’assunto non è vero. Purtroppo, causa una campagna ben orchestrata si è determinato questo pensiero dominante. Per questo non possiamo demordere e passare da ingenui o da inetti, soprattutto se constatiamo alcune novità.

Non v’è dubbio che il modo di produrre per flussi mette in condizione la modalità stradale di essere molto più competitiva ed idonea della strada ferrata. Per questo occorre che i diversi provvedimenti siano in linea con la scelta. Si legge una notizia che non sembra essere compatibile se non addirittura in contro tendenza, con l’obiettivo di favorire un riequilibrio tra le diverse modalità di trasporto. Tra poco un autotreno lungo 31,75 metri e con una portata intorno alle 60 tonnellate verrà utilizzato in Spagna. Il tutto sta avvenendo nel silenzio assordante delle Istituzione europee e nazionali. Non ne sanno davvero nulla? Che impatto avrà sulla competitività?

Naturalmente questo viene presentato come un tentativo per ridurre le emissioni di CO2 . Nessuno sembra voler considerare che invece incrementerà la competitività della gomma sulle altre modalità , ed in modo particolare sul trasporto ferroviario. La tesi e che potendo caricare più merce su un autotreno si ridurranno gli automezzi pesanti sulle strade è ridicola. Succederà l’inverso. Vincerà la convenienza, e la domanda si sposterà sui nuovi automezzi. Così si ridurrà ancor più la competitività della ferrovia, ottenendo un risultato non in linea con gli annunciati interventi per la riduzione del trasporto stradale. L’Unione Europea non ha nulla a che ridire? Ed i nuovi aedi dell’ambiente dove sono? Si esprimeranno negativamente  oppure altri interessi prevarranno? La soluzione  va in direzione opposta a quella derivante dalla scelta di ridurre la gomma, oggi prevalente. Il governo si è pronunciato, e come, sulla evoluzione  annunciata?  Quale sarà l’impatto sul nostro sistema viario con le sue rotonde, svincoli e, perché no, le infrastrutture? sarà in grado di affrontare l’incremento di automezzi di oltre 35 metri e con una portata più elevata?

Ho utilizzato questo esempio che ci tocca da vicino per evidenziare ancora una volta come la superficialità e la mancanza di conoscenza siano dominanti nel mondo politico. La Consulta del trasporto e della logistica, soppressa da tecnocrati guidati da Mario Monti, aveva come uno degli obiettivi la messa in comune delle esperienze di chi vive in modo pratico l’attività di trasporto con la politica. Forse è stata soppressa proprio perché avrebbe reso più evidenti come le scelte “utili solo a qualcuno” non lo erano per il Paese.  Smettiamola allora di farci prendere in giro, e svegliamoci.

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